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Mauro Borella
Mauro Borella è una personalità molto conosciuta tra gli appassionati Porsche. Grande esperto del marchio e gentleman driver di successo, è l'autore del volume "Porsche 911: gli anni classici 1963-89", un punto di riferimento nella bibliografia dedicata alla Porsche 911.
Sig. Borella, lei è conosciuto come un grande appassionato e come uno degli esperti italiani più competenti della Porsche 911. Come è nata la passione verso questa vettura e quali sono i modelli ai quali si sente più legato?
La passione per la Porsche è nata quando mio padre comprò una 911 2.4 “S” nell’ormai lontano 1972. Andammo al cinema vedere il film “Le Mans” con Steve McQueen, dove nelle prime scene il protagonista guidava una 911 Coupè. Avevo solo 11 anni, ma rimasi folgorato! La Dino Fiat di famiglia aveva appena esalato l’ultimo respiro sulla Milano-Torino, e così convinsi mio padre ad andare dal concessionario Porsche di Milano a vederla. Si innamorò anche lui e la comprò. Ero molto giovane, ma ancora ricordo i lunghi viaggi rannicchiato sul “sedile” (chiamiamolo così..) posteriore… Ero molto affezionato a quella macchina, e infatti quando lui la rivendette a mio zio mi arrabbiai moltissimo, e non fui soddisfatto finchè alla fine riuscii a ricomprarmela. La posseggo ancora oggi. I modelli che mi piacciono di più sono quelli “classici”, per me Porsche 911 vuole dire raffreddamento ad aria, barre di torsione al posto delle molle e leggerezza. Diciamo che i modelli degli anni ’70 sono i preferiti, come le prime Turbo. Per non parlare di quelle da corsa…
Nel 1997 ha scritto un libro (Porsche 911: gli anni classici 1963-89) che ben presto è divenuto uno dei testi di riferimento per i “porschisti”. Ci può raccontare la genesi di questo volume e il lavoro di ricerca alla base della sua realizzazione?
L’idea di scrivere questo libro mi venne poiché all’epoca (sono già passati 12 anni…) non esisteva un testo specifico in lingua italiana sull’argomento Porsche 911 “Classiche”. Inoltre ero (e sono ancora) buon amico di Jurgen Barth, il quale all’epoca era ancora il Responsabile dei Clienti Sportivi Porsche. Jurgen fu uno dei maggiori artefici della crescita sportiva del modello 911 nei primi anni ’70 (curò in particolare lo sviluppo del modello RS 2.7). Grazie a lui ebbi libero accesso agli archivi Porsche, oltre ad avere diverse informazioni di prima mano. Mi scrisse anche la prefazione al libro, un grande onore per me. Il libro è esaurito da alcuni anni, ma l’editore da un po’ di tempo mi sta “tampinando” per pubblicare una nuova edizione riveduta e corretta, si vedrà…
Nella sua carriera ha avuto la possibilità di mettersi al volante di numerosissime vetture Porsche, dalle 911 stradali fino alla mitica 917 da competizione. Potrebbe raccontarci dei modelli più significativi e delle sue esperienze di guida, anche in corsa?
Questa è la domanda più difficile, poiché avrei bisogno di un libro per rispondere…ho fatto oltre 350 gare, per la maggior parte su vetture Porsche. Ho corso in pista, in salita e su strada. Ho vinto la mia Classe nell’ultima edizione del “Giro d’Italia Automobilistico” sulla Porsche che era di mio padre, dove mi ero iscritto con un mio amico quasi per scherzo, e questo è uno dei miei ricordi più cari. Ho avuto l’onore e la fortuna di guidare le RS, RSR, 934 e 935. David Piper, oltre che le Lola T70 e Ferrari P4, mi fece pilotare a Monza anche la sua 917 nei classici colori Gulf…un’esperienza indimenticabile, anche perché pioveva a dirotto e vi lascio immaginare la mia agitazione! Da sempre le mie favorite sono le “aspirate” RS e RSR, vetture leggere, nervose ed ancora oggi competitive. Negli anni ’90 correvo nel Campionato GT italiano, contro le ben più moderne 964, per non parlare delle Corvette Callaway e le Ferrari, con una vecchia RSR del 1974 modificata, e ho vinto la mia Classe. Negli USA, a Daytona, nel 1997 ho fatto la mia ultima “24 Ore” (delle 4 edizioni che ho disputato della classica maratona americana) in Classe GT3 con una Porsche 911 prototipo a telaio tubolare con il motore centrale, e sempre a Daytona, con una RSR 3.0 di proprietà di un amico, nel 2008 abbiamo vinto la “3 ore” in Classe GT, contro delle 993 e 996! Ultimamente ho partecipato alla “Le Mans Classic” sempre su una RSR 3.0 originale, che emozione e che pista! Mi appassionano molto anche le Turbo, difficili da guidare e potentissime, probabilmente l’anno venturo disputerò qualche gara storica con una 934. Parlando di guida su strada, ancora oggi mi piace condurre le 911 ad aria per lunghi tragitti, trovo che con queste macchine anche un semplice viaggio al mare si trasforma in una esperienza affascinante, è come guidare un biplano nell’epoca dei jet, con la soddisfazione di mantenere il passo di auto ben più moderne, e con la leggendaria affidabilità Porsche.
E' nota la sua passione per le 911 in senso classico, ovvero i modelli con raffreddamento ad aria che sono di fatto automobili da collezione. Quali consigli darebbe a un appassionato che volesse cimentarsi in un acquisto o un restauro? Su quali modelli sarebbe meglio orientarsi?
Tralasciando (volutamente, se no non la finiamo più…) le Porsche da competizione, personalmente a me piacciono le cosiddette “Pre-Bumpers”, ovvero le prime 911 con ancora i paraurti originali, come usciti dalla penna di “Butzi” Porsche. La preferenza cade sui modelli più sportivi ad iniezione meccanica, come le “E”, “S” o le rare (e troppo spesso falsificate) “RS”. Ovviamente si parla di vetture che iniziano ad avere 40 anni, con tutti i problemi del caso, come la ruggine, alla quale bisogna stare molto attenti. Inoltre grazie all’estrema facilità tipica della 911 di poter scambiare i vari componenti meccanici da un modello all’altro, grande attenzione va dedicata a controllare che tutti i numeri di cambio, motore e telaio siano conformi all’originale, per non parlare del colore e degli interni. Solo le vetture originali, o se modificate, con varianti e upgrade ammessi all’epoca, mantengono il loro valore e sono destinate ad essere un sicuro investimento. Anche i documenti sono importanti, una 911 integra, con pochi proprietari e la sua targa originale è senz’altro da preferire ad una tutta restaurata e ritargata. Volendo stare sui modelli più “recenti” ma ancora classici, le SC 3.0 (ma con 204 cv, non le prime con 180 e 188 cv…) e le Carrera 3.2 sono macchine usabili ancora oggi tutti i giorni. Le prime Turbo a 4 marce (meglio la 3.3 con i freni derivati dal tipo 917 e l’intercooler, anche se la prima Turbo 3.0 è storicamente più interessante) stanno raggiungendo cifre fino a pochi anni fa impensabili, e sono macchine dalla manutenzione più complessa, ma ancora oggi in grado di darti sensazioni straordinarie.
Nel 1997, proprio mentre usciva il suo libro, Porsche compiva la più grande rivoluzione della sua lunga storia. Lo storico boxer lascia spazio a un propulsore simile nell'architettura ma con raffreddamento a liquido. Come giudica questo percorso evolutivo? Meglio la tradizione o l'innovazione?
Tutto cambia, e Porsche è stata una pioniera nel campo della innovazione tecnica, quindi non poteva certo fermarsi. Perciò risulta ovvio che anch’essa abbia dovuto adeguarsi ad aggiungere il raffreddamento ad acqua nei motori, per ottenere potenze specifiche più alte, miglior rendimento e soprattutto più silenziosità e rispetto dell’ambiente. Però, come per una azienda altrettanto storica come Harley-Davidson è impensabile (almeno per ora) abbandonare la gamma classica dei “V Twin” raffreddati ad aria, anche se insieme ad essi ci sono i nuovi motori ad acqua (casualmente disegnati proprio dal centro studi Porsche…), anche per noi vecchi e irriducibili romantici è difficile dimenticare il rombo rauco del 6 cilindri raffreddato ad aria con la sua ventola che sibila… Forse si sarebbe potuto tentare di tenere in vita almeno un modello di 911 ad aria “classica”, affiancandola alla gamma più moderna, per continuare quella tradizione e tenere viva quella tecnologia che ha reso celebre il nome Porsche in tutto il mondo.
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